L'appello di Porthos in difesa della tipicità (identità) del vino italiano e la decrescita felice
MI piace pensare che la notizia resa pubblica quest' oggi e cioè che il MIPAAF (MInistro Luca Zaia) ha posto in commissariamento il Consorzio del Brunello di Montalcino, abbia qualcosa a che fare con l'appello lanciato da Porthos, in difesa della tipicità del Vino italiano. Era già nell'aria, senz'altro, e ci saremmo stupiti se si fosse voluto far passare come acqua fresca quella che è una frode al consumatore. E dunque, bene. Altro che allargamento del disciplinare!
L'appello di Porthos mi trova del tutto d'accordo nelle linee generali. L'incredibile ricchezza di varietà ampelografiche e di vini che ne derivano è un bene italiano da difendere. Ci sono già delle regole in difesa della tipicità (e aggiungo dell'onestà) del vino italiano. Che si applichino e che chi ha sbagliato/frodato paghi.
MI auguro che l'appello ( che potete leggere e firmare qui) non rimanga soltanto un bel "cartello" di intenti, ma che sia occasione per aprire un dibattito vero. DIfendere la tipicità, cosa vuol dire? CI sono le DOC e le DOCG, regole insomma, che servono o no a dare una garanzia di qualità? Come non ricordare allora che per molti vignaioli, nemmeno queste regole servono a garanzia di un' identità e un' espressione di qualità, per cui escono dalle regole e si fanno il loro vino? Che dire poi del termine "omologazione" contrapposto a termini come "unicità" (dell' autoctono rispetto all' 'internazionale/alloctono)?
Vi segnalo quindi alcuni approfondimenti: Aristide ha firmato e dichiarato inconciliabili il vino "di volume" e quello "di terroir"( parrebbe implicitamente generati, l'uno da una tecnologia che supporta il vino come "industria", l'altro da una visione più etica e artigianale della produzione - mi correggerà lui se sbaglio).
Un altro approfondimento lo fornisce un giovane laureato in enologia, Giorgio de Cles, attraverso una serie di osservazioni che invito a leggere, per farsi un'idea di quanto profonde siano le questioni sollevate dall' appello e senz' altro di alcune di esse non si parla spesso.
(qui il Download contributo.doc ).
Ho firmato anch'io l'appello porthosiano, con l'augurio che si possa davvero cominciare a dibattere delle numerose questioni che solleva e che lo si faccia in modo serio e sereno, senza arroccamenti, steccati ideologici o peggio, politici. E' del vino, del vino italiano che si parla.
Concludo con una personale riflessione che va ancora oltre: prezzo del petrolio alle stelle, stagflazione, ma forse recessione delle economie mondiali, calo dei consumi e del potere d'acquisto dei salari - in Italia e non solo... Signori miei, forse dovremmo chiederci quale / quali modelli di sviluppo economico e produttivo vogliamo ( o saremo in grado di) favorire, e non soltanto nella produzione del vino, che non è più puro alimento, nè bene di consumo primario, ormai.
Consiglio perciò agli affezionati questo libretto: Serge Latouche "Breve trattato sulla decrescita serena" Bollati Boringhieri € 9 . Davvero interessante: cominciano a parlarne non soltanto pochi "sognatori ecologisti", ma anche analisti economici e politici. Intanto, comunque la pensiate, sostenete l'appello, proprio come occasione di "sviluppo del pensiero critico", senza preclusioni di sorta.















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