24 post categorizzati come "Persone"

Ca' Rugate e i 300 anni di storia del Vino Santo di Brognoligo

Vin_santo_2  Sono affezionata a Brognoligo e ai suoi vini, primo tra tutti il Vin Santo, di cui ho avuto occasione di scrivere e per il quale ho auspicato un consolidamento della tradizione e una rinascita analoga a quanto è avvenuto per altri "vini torchiati". Si può ben dire che il primo passo sia avvenuto alcuni giorni orsono, tramite la presentazione in anteprima, a cura di Michele Tessari dell' Azienda Ca' Rugate,   del Passito Veneto IGT "Corte Durlo"  millesimo 2001, avvenuta nel "cuore" della comunità di Brognoligo: l'asilo infantile che sorge sui resti dell'antica Parrocchiale del '300 dedicata a S. Stefano. "Non possiamo chiamarlo ancora Vin Santo di Brognoligo, ma l'obiettivo è raggiungere la denominazione per un vino che affonda le radici nella storia e nella tradizione". Questo è il messaggio comunicato da Michele Tessari al ristretto gruppo di appassionati e giornalisti che ha potuto assaggiare il "Corte Durlo" 2001, accompagnandolo con  gli altri due vini passiti prodotti dall' Azienda: il Recioto della Valpolicella DOC "L'eremita" e il Recioto di Soave DOCG " La perlara". Poco prima,  il Prof. Massimiliano Bertolazzi, appassionato conoscitore di luoghi, storia e tradizioni locali, aveva presentato il suo volume "Il Vino Santo nella Valle dell' Alpone" che ne ripercorre la storia: si  nomina un "vino torchiato"  già nel 1612 e successivamente, in un atto notarile del 1795, si parla esplicitamente di "due brenti Vino Santo di tre o quattro anni di buona ed ottima qualità", come parte  integrante del pagamento per l'affitto di  alcuni beni situati in Brognoligo.

Corte_durlo_2  Vengono poi descritte le fasi della produzione, tramandate secondo le tradizioni familiari ( dalla pigiatura/torchiatura all'imbottigliamento,  tutte dovrebbero avvenire con "luna dura" cioè piena,  la pigiatura nel periodo a partire da Natale fino a marzo ). Pare che la tradizione più rispettosa indichi, per la verità, che la torchiatura si debba compiere nella Settimana Santa, e cioè molto tardi rispetto alla raccolta dell'uva, messa ad appassire rigorosamente sui "picai". Sono però particolari di una tradizione che vuole anche qualche differenza, da una famiglia all'altra.

Continua a leggere "Ca' Rugate e i 300 anni di storia del Vino Santo di Brognoligo " »

Gianfranco Elampini: dalla vigna all'ospite, alla Locanda '800

  Locanda_800_3Cogliendo l'inaspettato e gradito invito dei cari amici Lizzy (Elisabetta Tosi di Vino Pigro) e Giampiero Nadali alias Aristide, ci siamo ritrovati,in una serata di fine maggio, alla Locanda '800 in quel di Moron, presso Negrar (Verona).  AmicidiVini nel vero senso del termine: oltre ai due organizzatori della serata, Patricia Guy, MIchael Benson, Clementina PaleseMarco Ballini, autorevoli firme che di vino scrivono...

Ci accoglie il proprietario, Gianfranco Elampini, noto a molti per aver condotto la Pizzeria Le Vigne, lì in zona.  Dallo scorso settembre ha aperto questa struttura che offre ristorazione e pernottamento.

Luogo davvero delizioso, la Locanda'800: un fresco e riposante giardino circonda lo spazio per il servizio all'aperto; all' interno una saletta e una cantina ampia, confortevole e fornitissima, dove è proprio un piacere stare in compagnia a gustare buon cibo e buon vino. Già... il vino.

Continua a leggere "Gianfranco Elampini: dalla vigna all'ospite, alla Locanda '800" »

Matilde Poggi: la terra, il tempo, il Bardolino

Fraghe_2 Inizia da Cavaion la prima pagina di AmiciDi VIni. Oltrepassando il cancello dell'Azienda Le Fraghe, dove ci accoglie Matilde Poggi. La giornata è di quelle che chiaman pioggia - come assai spesso ultimamente - Non sono sola. Chè il vino è compagnia, dialogo e brindisi.  Matilde ci accoglie in azienda, malgrado le urgenze dei lavori in vigna ( queste piogge che si susseguono richiedono il riparo fitosanitario e... mannaggia non parte il trattore!).

Amici_di_vini  Qui a fianco, l'allegra brigata con la quale abbiamo condiviso la degustazione di  pressochè tutti i vini prodotti in azienda:

Il Chiaretto Ròdon 2007, il Bardolino le Fraghe 2007,la Garganega Camporengo 2007 e IL Cabernet Le Quaiare 2001.

Matilde racconta delle origini Liguri e della scelta familiare di acquistare terra e vigneti a Cavaion, dopo aver venduto le campagne della zona di Arcole, dove si coltivava il gelso per il baco da seta.  Era il 1881. Quel che colpisce in MAtilde è innanzitutto la schiettezza: poche parole e dritte, nessuna concessione a immagini costruite o di maniera. Parliamo insieme di questi vini che definirei "asciutti" come la stessa corporatura di Matilde. Lei ci conferma, -Non amo residui zuccherini nei vini - E quindi è la freschezza  accompagnata da accentuata sapidità che lei vuoile esaltare, aiutata in ciò dal terreno della Conca di Cavaion - una delle zone elettive individuate dal lavoro di Zonazione del Bardolino. Del Chiaretto non si può che confermare quanto già scritto: fragole e marasca, 12%  di leggerezza per un'estate che (si spera) verrà.

Il Bardolino merita che se ne parli prossimamente più a lungo in Messaggi in bottiglia, impegni permettendo. Fresco, elegante, vino della riconciliazione (col BArdolino) per me...

Sorprendente anche la Garganega, così salata e diversa dalla nostra del Soave: asciutta al naso, offre la sorpresa del fiore di sambuco e di una spaziosa mineralità in bocca. Ecco per ultimo il Cabernet  che è blend di C. Sauvignon (70% ) e C.Franc (30%) : macerazione in tronco conico da 25 q, poi barrique per due anni. Vino equilibrato, sobrio ed elegante. 13% di assoluta e appagante bevibilità.   

Continua a leggere "Matilde Poggi: la terra, il tempo, il Bardolino" »

L'appello di Porthos in difesa della tipicità (identità) del vino italiano e la decrescita felice

Porthos30 MI piace pensare che la notizia resa pubblica quest' oggi e cioè che il MIPAAF (MInistro Luca Zaia) ha posto in commissariamento il Consorzio del Brunello di Montalcino, abbia qualcosa a che fare con l'appello lanciato da Porthos, in difesa della tipicità del Vino italiano. Era già nell'aria, senz'altro, e ci saremmo stupiti se si fosse voluto far passare come acqua fresca quella che è una frode al consumatore. E dunque, bene. Altro che allargamento del disciplinare!

L'appello di Porthos mi trova del tutto d'accordo nelle linee generali. L'incredibile ricchezza di varietà ampelografiche e di vini che ne derivano è un bene italiano da difendere. Ci sono  già delle regole in difesa della tipicità (e aggiungo dell'onestà) del vino italiano. Che si applichino e che chi  ha sbagliato/frodato paghi.

MI auguro che l'appello ( che potete leggere e firmare qui) non rimanga soltanto un bel "cartello" di intenti, ma che sia occasione per aprire un dibattito vero. DIfendere la tipicità, cosa vuol dire? CI sono le DOC e le DOCG, regole insomma, che servono  o no a dare una garanzia di qualità? Come non ricordare allora che per molti vignaioli, nemmeno  queste regole servono a garanzia di un' identità e un' espressione di qualità, per cui escono dalle regole e si fanno il loro vino? Che dire poi del termine "omologazione" contrapposto a termini come "unicità" (dell' autoctono rispetto all' 'internazionale/alloctono)?

Vi segnalo quindi alcuni approfondimenti: Aristide ha firmato e dichiarato inconciliabili il vino "di volume" e quello "di terroir"( parrebbe implicitamente generati, l'uno da una tecnologia che supporta il vino come "industria", l'altro da una visione più etica e artigianale della produzione - mi correggerà lui se sbaglio).

Un altro approfondimento lo fornisce un giovane laureato in enologia, Giorgio de Cles, attraverso una serie di osservazioni che invito a leggere, per farsi un'idea di quanto profonde siano le questioni sollevate dall' appello e  senz' altro di alcune di esse non si parla spesso.

(qui il Download contributo.doc ).

Ho firmato anch'io l'appello porthosiano, con l'augurio che si possa davvero cominciare a dibattere delle numerose questioni che solleva e che lo si faccia  in modo serio e sereno, senza  arroccamenti, steccati ideologici o peggio, politici. E' del vino, del vino italiano che si parla.

Concludo con una personale riflessione che va ancora oltre: prezzo del petrolio alle stelle, stagflazione, ma forse recessione delle economie mondiali, calo dei consumi e del potere d'acquisto dei salari - in Italia e non solo... Signori miei, forse dovremmo chiederci quale / quali modelli di sviluppo economico e produttivo vogliamo ( o saremo in grado di) favorire, e non soltanto nella produzione del vino, che non è più puro alimento, nè bene di consumo primario, ormai.

Consiglio perciò agli affezionati questo libretto: Serge Latouche "Breve trattato sulla decrescita serena" Bollati Boringhieri € 9 . Davvero interessante: cominciano a parlarne non soltanto pochi "sognatori ecologisti", ma anche analisti economici e politici. Intanto, comunque la pensiate, sostenete l'appello, proprio come occasione di "sviluppo del pensiero critico", senza preclusioni di sorta.

Mutamenti del clima? Nihil sub sole... e ci salverà la tecnica

Menotti_2  C'è sempre da imparare quando a parlare di vigne e vini  sono persone di grande esperienza, come l'enologo Gianni Menotti e l'esperto comunicatore Angelo Peretti e il tema è quello un po' modaiolo dei mutamenti climatici. C'eravamo a Gambellara e perciò diremo quel che c'è piaciuto e quel che ci ha lasciato perplessi, nella chiacchierata informale sugli effetti di tali  mutamenti sui vini bianchi.

D'accordo, è probabile che nihil sub sole novum, le sorprese di annate caldissime e siccitose, come di largamente piovose, ci sono sempre state, solo che in Italia - ha affermato Peretti -  i viticoltori e i produttori non possiedono una banca dati di "osservazioni" sugli andamenti stagionali e sui prodotti ( bottiglie in cantina) come invece hanno i Francesi che li conservano da qualche secolo. Noi, nei casi più virtuosi e lungimiranti,  andiamo indietro soltanto di qualche decennio. E' certo però che il 2003 ci ha trovato impreparati e sicuramente dovremo adattare i nostri sistemi agronomici conosciuti a un clima più frequentemente mutevole - continua Menotti -  e aggiunge particolari sulla gestione della  luce e della temperatura nel vigneto (la cimatura, la defogliazione che in qualche caso è molto spinta e va un po' di moda, l'irrigazione...) Sì - aggiunge Peretti -ma purchè quella del consulente agronomo non diventi una moda come quella del consulente enologo... Anche le tecniche in cantina faranno la loro parte, questo è sicuro.    

Simpatico anche l'emergere delle preferenze nei vini bianchi che devono fare i conti col clima: dire che Menotti porta in cuore il Sauvignon blanc del Collio è riduttivo; ne parla come un figlio; ogni vgna è da curare in modo diverso. Il vino è fresco e ricco di sapidità non disgiunta da un elevato tenore alcolico. Peretti il Sauvignon italiano non l'ama e ce lo ha pure di recente confessato.   Bardolinista un pochino esterofilo (ah i brividi del Sauvignon neozelandese!), notoriamente filofrancese: in Francia può pure andar bene la maestria  storica nell' uso del legno, ch'è tramontato da noi...  Angelo sventola davanti agli intervenuti l'ultimo numero di Wine Spectator e... - Non lo dico io, lo dice la critica (internazionale) che mentre vanno ancora i rossi belli tosti e concentrati,  nei bianchi è avvenuta la rivoluzione: i più votati son Riesling spatlese tedeschi , dolci, con acidità importante - 8 gradi alcol e, udite udite i Gruner Veltliner austriaci, 13,5%, glicerinosi, con toni tannici e finali secchi con ritorno del frutto -   "Ma chi ha creato queste mode, se non voi (giornalisti)?" interviene un signore dalla platea.E di rimando l'Angelo: Sì, ma pure i produttori ! ( che seguono le tendenze di mercato - diciamo noi -  alimentate da classifiche e punteggi della critica).

Tiriamo le fila, dunque, e ci rimangono, uscendo, delle perplessità: se in Germania il  mutamento climatico è stato addirittura favorevole, come ha detto Peretti, non siamo riusciti a scorgere quale giovamento potrebbe trarne la Garganega (di Gambellara) : uva notoriamente generosissima.  Certo, la tecnica, se ben gestita... Abbiamo sentito parlare dei "frigoriferi per l'uva" del (proibito?) ghiaccio secco... Forse l' avremmo scoperto, qualcosa in più, se ci fosse stata accordata la degustazione finale  di vari Gambellara dei produttori presenti, riservata - parbleu - solo a Menotti...   

E che dire poi del concetto di tipicità? Non era luogo per grandi dibattiti, ma se come s'è affermato, "possiamo chiamare autoctoni quei vitigni che sono in quel territorio da 30 - 40 anni" (leggi ad esempio merlot ), potremo  allora chiamare alloctoni solo quelli (internazionali) che lì non si coltivano (ma basterà portarceli e aspettare 40 anni per etichettarli diversamente).  E magari ci sarà da allargare il disciplinare... Siamo usciti con un bel po' di punti di domanda.  Ad esempio: firmare o non firmare l'Appello in difesa dell'identità del vino italiano promosso da Sangiorgi? 

Angelo Peretti se n'è uscito dal dibattito con un "non so se firmerò l'appello di Sangiorgi"...

Quel che abbiamo fatto noi... lo scriveremo nella prossima puntata. 

Amo il Sauvignon del Collio, un po' meno lo Chardonnay,  e molto i Riesling tedeschi.... Devo preoccuparmi, Angelo, e leggere WIne Spectator? Prosit.

Il vino incontra l'arte: Opere di Pablo Picasso a Soave

Vino_arte_2 Un soave incontro diVino è il sottotitolo della mostra che si apre il 6 giugno prossimo presso il Palazzo del Capitano di Soave (sede municipale). SI potranno ammirare opere di  uno dei più grandi geni della pittura del '900: Pablo Picasso. Esse appartengono alla collezione privata di Luis Miguel Dominguìn, acclamatissimo torero spagnolo, e Lucia Bosè, moglie di quest'ultimo e tra le attrici più amate del cinema italiano degli anni Cinquanta. Si tratta quindi di una esposizione di personali ricordi che esprimono un'amicizia tra artisti (durata dal 1958 fino alla morte del pittore nel 1973) e in cui emerge  il tema della Tauromaquia, molto caro a Picasso, che scrisse: "Quella sì che è arte, non la mia", riferendosi alle gesta di Dominguin nelle arene di Spagna.

Quinn_picasso_19 L'enorme fascino dell' artista per la figura del toro e del torero si evidenzia anche nel fatto che la Tauromachia è il tema con cui si apre (con il quadro "Pequenio picador amarillo" del 1890) e si chiude ( con autoritratti -toreri di Avignone del 1972) la sua opera pittorica.

Arte - Amicizia, e... Vino Soave a suggellare questo binomio. L'arte come veicolo di convivialità e invito all' esplorazione del territorio per scoprirne le eccellenze.

Due  le sedi della Mostra: a Soave fino al 10 luglio e, dall' 11 luglio al 3 agosto,  presso il Palazzo Vescovile di Monteforte d'Alpone.

Foto: Edward Quinn (Dublin 1920-1997 Altendorf, CH) "Picasso als Torero"

Il Soave: 40 anni di DOC

Soave Correva l'anno 1968 e anche  tra i vigneti di Soave arrivava la rivoluzione! Nasceva la DOC SOAVE, secondo le norme contenute nel D.P.R. 930/63.     E' trascorso un quarantennio: fatiche, progetti, scommesse e  ottimi risultati , ottenuti grazie al lavoro prezioso di vignaioli, produttori, realtà cooperative.  Tante persone - tecnici e operatori del settore, sostenitori, appassionati, amici - hanno creduto in questa nostra terra soavese e nel nostro vino bianco.  Un grazie  sincero a tutti coloro che hanno fatto la storia di questa Denominazione, conducendola ai traguardi di oggi e spingendola sempre un passo più in là, oltre i risultati raggiunti.  Alcuni ci hanno lasciato, come il compianto Presidente Avv. Martinelli e recentemente la cara Nenè Lovat, anima dell' Imperial Castellania. Ricordiamo perciò tutti i protagonisti, grandi e piccoli, festeggiando con serenità, fiducia e voglia di fare ancora tanta strada! 

"1968 -2008 - Il Soave: 40 anni di DOC" sarà dunque il filo conduttore della giornata che si svolgerà  sabato 14 giugno 2008 a Borgo Rocca Sveva:  al mattino  l'importante Convegno Internazionale "Vino bianco e salute", sugli effetti benefici del vino bianco sulla salute dell' uomo e nel pomeriggio la presentazione del nuovo libro  che illustra il progetto: "Il Soave oltre la Zonazione - Dalla ricerca ai Cru.

Vedi il programma della giornata:Download programma.pdf .

La scommessa vincente continua e si fonda sulla capacità di sinergia, di equilibrare la tradizione con l'innovazione, di comunicare efficacemente un territorio che è fatto di buon vino, buon mangiare, percorsi culturali e naturalistici. Dietro a tutto ciò ci sono persone generose, capaci e motivate: ecco il segreto!

Auguri, DOC Soave - Soave DOC !

 

Un rosé è un rosé è un rosè!! (Vinitaly Tour 4 )

Img_0085_2 Iniziando il mio tour italiano  tra i vini rosati mi piace parafrasare la celebre frase di Gertrude Stein:"una rosa è una rosa è una rosa"...  Alcuni mi paiono interpretare meglio le nuove tendenze del gusto dei consumatori e del mercato di cui ha parlato Michelle Cheruti Kowal . Nuovi consumatori - giovani e donne in prevalenza - si affacciano al consumo del vino proprio scegliendo un rosé: sempre popolare e in crescita lo champagne rosé e/o  il rosato frizzante, ma notevole crescita all' estero anche dei rosé tranquilli, prodotti  anche con  uve o uvaggi nuovi, oltre a quelli tradizionali. Molto interessanti alcuni esempi di rosati IGT che usano uve dei territori unite ad altre più diffuse come sangiovese, cabernet sauvignon.

Rosati, figli di un dio minore, si potrebbe dire, andandoli a cercare nei ristoranti  e nelle pizzerie: se li trovate siete bravi. Chissà che dicono i dati statistici sul consumo dei rosati, sulla percentuale di gradimento, non solo dei consumatori ma anche di coloro che il vino lo propongono: ristoratori, enotecari, distributori. A giudicare  però da quanto mi hanno raccontato i produttori durante il mio tour, direi che sono proprio gli addetti ai lavori che per primi storcono il naso. Eppure c'è una grande tradizione che affonda le radici nella storia: pensiamo ai "vins gris" o al clairet di Bordeaux, dove ancora si fa (e quasi esclusivamente  lì si beve). Presumo che derivi da una sorta di pregiudizio,  in Italia,  pensare al rosato come vino "debole", che non è carne nè pesce, nè bianco nè rosso,  privo di una precisa identità. E se in Francia  gli si dedica una AOC esclusiva, in Italia si tentano esperimenti come questo: legare addirittura il rosato a una non precisa "identità sessuale". E' quasi un aneddoto, ma forse spiega come sia difficile uscire dal pregiudizio del rosato come vino "indefinito", leggero, prodotto dal primo "salasso" da uve rosse, Vino non meritevole di essere prodotto da uve di qualità e con tutte le attenzioni che merita.  Qui si seguito alcuni esempi  che si propongono con una bella e precisa identità.

Continua a leggere "Un rosé è un rosé è un rosè!! (Vinitaly Tour 4 )" »

The winner is... (Vinitaly Tour 2)

Img_0133_4Per la prima volta in cinque anni di "Vinitaly tours" mi va d'assegnare un riconoscimento (beh, si fa per dire - mica distribuisco bicchieri o grappoli - ci mancherebbe!)

E' vincitore ideale del mio Oscar personale per i rossi questo Tamurro Nero 2005 della Tenuta Le Querce .

Vino  indimenticabile con cui ho festeggiato il compleanno di SOAVEMENTE Blog che nasceva proprio un anno fa, nei pressi del Vinitaly.

Inauguro perciò, dopo il primo anno di vita, il mio schedario personale dei vini incontrati e apprezzati, che potete trovare qui: "Messaggi in bottiglia". Non ci troverete punteggi e puntuali descrizioni tecniche, ma soprattutto ciò che un vino "piaciuto" mi racconta: luoghi, pensieri, dialoghi, emozioni (Messaggio in bottiglia, appunto!)

Ringrazio Gigi Brozzoni per avermelo fatto incontrare durante il bel seminario - degustazione: "I vini di montagna: cercare la freschezza in un mondo che si scalda".  Un eccezionale contributo di saggezza che ha messo in luce la nuova tendenza verso vini d'equilibrio e freschezza, dopo la moda dei supercomncentrati e superstrutturati.

Continua a leggere "The winner is... (Vinitaly Tour 2)" »

Grazie Vinitaly! (emblema per un contra-venenum)

Armin_2 Facciano pure i maligni dispensatori di veleno, scagliando contro migliaia di produttori onesti e non toccati da indagini di alcuna sorte, immagini e contenuti deleteri come questo.

Come contra venenum (contravveleno), una fotografia che pongo a simbolo dei tanti sforzi dei vignaioli e cantinieri che portano alto l'onore del vino italiano. Armin Kobler e il suo Merlot rosato Kotzner 2007. Grazie, quindi, simbolicamente,  ai tanti produttori grandi e piccoli che abbiamo incontrato, che ci hanno accolto e serenamente regalato  un'  immagine onesta e forte del buon vino italiano. Grazie ai tanti che credono nel loro lavoro, che rispettano la terra, il suo frutto e il consumatore finale. Non è gettando veleno che facciamo del bene non soltanto al vino, ma all'intero Paese.

A presto, con un report completo su questa bella edizione del 42° Vinitaly.

La mia foto
Blog powered by TypePad