Si coltiva su una superficie che di circa 4000 ettari, sui terreni argillosi e calcarei dell’entroterra e della costa istriana. Si tratta di un territorio fortunato dal punto di vista pedoclimatico, ma dove fino ai primi anni novanta del secolo scorso esistevano soltanto grandi cooperative vinicole il cui obbiettivo era fare vini di massa. La rinascita della Malvasia e dell’enologia istriana l’ha raccontata Glauco Bevilacqua, fiduciario Slow food dell’Istria e amico di Degrassi. La storia di Moreno è rappresentativa: prima vengono gli studi di agraria, poi la scelta di fare il ristoratore - iniziando a far vino in modo artigianale, per il proprio ristorante – quindi avviene il grande passo, nel 1994, con la realizzazione della cantina e nel 1996 con prima annata imbottigliata.
Nel racconto di Glauco Bevilacqua abbiamo sentito il grande lavoro della giovane generazione di vignaioli ed enologi istriani, convinti che vini come la malvasia, il terrano, il moscato meritassero davvero una rinascita, nel segno della qualità e della riconoscibilità del terroir. Una sfida che ci pare vinta, a giudicare dai vini che abbiamo potuto assaggiare: Malvasia Bomarchese di cinque annate, il Terrano Terre Rosse 2008 e il Moscato Bianco San Pellegrin 2008.
La Degustazione:
Malvasia Bomarchese 2008 - E’ ancora molto giovane, con riflessi paglierino carico e un profumo netto e floreale. Si apre poi con caratteristiche note esotiche di ananas. Piacevolmente fresco e sapido, abbisogna ancora di bottiglia per equilibrare i suoi 13,5 gradi alcol. Colpiscono la pulizia gusto-olfattiva, la grassezza e la mineralità.
Malvasia Bomarchese 2007 Ha profumi un po’ più chiusi ed evoluti di fiori bianchi macerati e frutta tropicale; anche al gusto è più complesso, con un gradevole retrogusto ammandorlato. Buon equilibrio tra acidità, sapidità e tenore alcolico. Mineralità spiccata.
Malvasia Bomarchese 2004 E’ il vino che mi ha più entusiasmato: paglierino carico, brillante, con profumi di frutta esotica matura e sorprendenti note iodate. Vino complesso e grasso, è di gran bella beva nei suoi 13 gradi, conservando grande freschezza e sapidità fino all’ultimo sorso. Vino di gran carattere e riconoscibilità.
Malvasia Bomarchese 2003 Al contrario dei precedenti è un vino fermentato in tonneau. Lo stress della famosa annata calda è avvertibile nel tono generale un po’ meno sostenuto nell’acidità e nell’intensità e persistenza gustativa. Emergono sentori vanigliati, di miele, di ananas e nuances iodate.
Malvasia Bomarchese 2002 Vino fermentato parte in acciaio e parte in barrique. Una leggera nota ossidativa non disturba un quadro complessivo di piacevolezza gustativa. Note molto evolute e piacevoli di fieno, fiori secchi gialli, frutta sotto spirito.
I vini di Moreno Degrassi sono stati una scoperta molto piacevole: decisi, puliti, portatori di una definita identità. Hanno dimostrato ottima stoffa in abbinamento con le delizie preparate dall’Officina, capitanata dal bravo Roberto Gasparin. Ottimi gli gnocchi con prugne zucchero e grappa- alla maniera dalmata - con la malvasia. Con un pecorino sardo stravecchio da latte crudo e un capocollo pugliese, ecco un Terrano sorprendente: 12 gradi di potenza e bevibilità lontani anni luce dai refosco dal peduncolo verde “corti, acidi e alcolici” di un tempo. Dulcis in fundo, il Moscato bianco, vino dolce di struttura e di antica tradizione, abbinato a un capolavoro: zabaione al Moscato e Brasadeo di Gambellara.
