"4 luglio Ist Scicago apre Pappa Iaccone". Pensavo ad uno scherzo, ad un' opera di giovinastri imbrattamuri, quando ho visto la scritta a pennarello sulla "cucina in Piazza" che di lì a poco avrebbe ospitato Massimo Bottura.
Ai fornelli c'è il giovane aiutante cinese che sala l'acqua per la pasta, controlla il sobbollire della Pummarola.
Eccolo, Massimo Bottura, in maniche di camicia (bianca) e panama chiaro. Saluta il pubblico: ha espressamemte voluto la Piazza del Piccante per la performance del Progetto Fusion.
Basta un attimo e comprendiamo il perchè: di lato irrompe il Fresi Stefano - musicista, cantante lirico, attore - nelle vesti d'un emigrante che si porta appresso, con la valigia di cartone, anche l'atavica fame dei poveri. Dai quartieri di Napule a "Scicago - Littel Itali". E' lì, nell' America negli anni Venti del novecento, Iaccone "tiene u resturante, a Scicago" e accoglie il nuovo venuto col suo piatto forte: gli spaghetti meatballs.
Un duetto gastro-lirico, quello tra Bottura e Fresi, proprio Fusion... I primi a divertirsi son loro e coinvolgono il pubblico in una serie di gag, in un crescendo rossiniano.
C'è tutto il meglio dell' "export" italiano dell' ultimo secolo: gli spaghetti, la Pummarola (la pizza), il mandolino - stereotipi, sì - ma è da lì che parte anche la grande ristorazione italiana all' estero. Dall'emigrazione. Eppoi c'è l'opera, la lirica.
Ai fornelli c'è il giovane aiutante cinese che sala l'acqua per la pasta, controlla il sobbollire della Pummarola.
Eccolo, Massimo Bottura, in maniche di camicia (bianca) e panama chiaro. Saluta il pubblico: ha espressamemte voluto la Piazza del Piccante per la performance del Progetto Fusion.
Basta un attimo e comprendiamo il perchè: di lato irrompe il Fresi Stefano - musicista, cantante lirico, attore - nelle vesti d'un emigrante che si porta appresso, con la valigia di cartone, anche l'atavica fame dei poveri. Dai quartieri di Napule a "Scicago - Littel Itali". E' lì, nell' America negli anni Venti del novecento, Iaccone "tiene u resturante, a Scicago" e accoglie il nuovo venuto col suo piatto forte: gli spaghetti meatballs.
Un duetto gastro-lirico, quello tra Bottura e Fresi, proprio Fusion... I primi a divertirsi son loro e coinvolgono il pubblico in una serie di gag, in un crescendo rossiniano.
C'è tutto il meglio dell' "export" italiano dell' ultimo secolo: gli spaghetti, la Pummarola (la pizza), il mandolino - stereotipi, sì - ma è da lì che parte anche la grande ristorazione italiana all' estero. Dall'emigrazione. Eppoi c'è l'opera, la lirica.
Quando dai versi e dai botta e risposta, Stefano Fresi passa ad attaccare la cavatina "Largo al factotum" dal Barbiere di Siviglia, la fusion diventa irresistibile:
"Massimo, qua, Massimo là, Massimo giù, Massimo su..."
"Che bel mestiere, pel cuciniere di qualità, di qualità".
"Stendingovèscion"!!!
Intanto si cuocion gli spaghetti e l'aria profuma di salsa di pomodoro fresco e basilico, di aglio e olio...
Su un vassoio le meatballs lucide e sferiche son racchiuse in un involucro di gelatina.
Anche l'impiattamento è un gioco divertente: il fondo del piatto con la Pummarola su cui s'adagia il nido di spaghetti perfettamente al dente e passati, prima, nel classico aglio, olio e peperoncino, arricchito da un filo d'olio all'essenza di limone. Si diverte, Bottura... Le meatballs atterrano sugli spaghetti con leggerezza e per finire il tocco di Parmigiano... E' tutto un cliccare di fotografi, intorno. E l'Oste della Francescana offre un ultimo gesto teatrale: sfarina, spreme le meatballs sui piatti, "per estrarne il succo, gli umori".
Avevo mangiato molto a pranzo, ho lasciato che altri assaggiassero gli spaghetti meatballs.
M'è piaciuto immaginare, però, quel che si doveva sentire in bocca, partendo dai profumi che arrivavano dal quella "cucina da campo": velluto del pomodoro fresco, saggezza del basilico, giusta ruvidità degli spaghetti che hanno assorbito gli aromi dell'aglio e olio. Piccante giusto, da non lasciarci le papille. Si sprigiona la nota gialla e solare dell' essenza di limone, e in successione, la cremosa grassezza della polpetta. Una successione di gusti e sensazioni ben distinte. Un piatto da signori, per gli emigranti di Littel Itali"...
"Massimo, qua, Massimo là, Massimo giù, Massimo su..."
"Che bel mestiere, pel cuciniere di qualità, di qualità".
"Stendingovèscion"!!!
Intanto si cuocion gli spaghetti e l'aria profuma di salsa di pomodoro fresco e basilico, di aglio e olio...
Su un vassoio le meatballs lucide e sferiche son racchiuse in un involucro di gelatina.
Anche l'impiattamento è un gioco divertente: il fondo del piatto con la Pummarola su cui s'adagia il nido di spaghetti perfettamente al dente e passati, prima, nel classico aglio, olio e peperoncino, arricchito da un filo d'olio all'essenza di limone. Si diverte, Bottura... Le meatballs atterrano sugli spaghetti con leggerezza e per finire il tocco di Parmigiano... E' tutto un cliccare di fotografi, intorno. E l'Oste della Francescana offre un ultimo gesto teatrale: sfarina, spreme le meatballs sui piatti, "per estrarne il succo, gli umori".
Avevo mangiato molto a pranzo, ho lasciato che altri assaggiassero gli spaghetti meatballs.
M'è piaciuto immaginare, però, quel che si doveva sentire in bocca, partendo dai profumi che arrivavano dal quella "cucina da campo": velluto del pomodoro fresco, saggezza del basilico, giusta ruvidità degli spaghetti che hanno assorbito gli aromi dell'aglio e olio. Piccante giusto, da non lasciarci le papille. Si sprigiona la nota gialla e solare dell' essenza di limone, e in successione, la cremosa grassezza della polpetta. Una successione di gusti e sensazioni ben distinte. Un piatto da signori, per gli emigranti di Littel Itali"...
