Abbiamo appreso stamane dalla stampa che dieci "Big" della produzione
d'Amarone si sono costituiti in un' associazione allo scopo di
"difendere l'eccellenza del prodotto attraverso l'osservazione
volontaria di rigidi protocolli di produzione, conservazione,
commercializzazione". Dieci eccellenti produttori, dunque, vanno oltre
l'annosa questione dell' attribuzione della DOCG, oltre la severa
certificazione della qualità e della tracciabilità attuata mediante la
fascetta di stato promossa dal Consorzio. Eccone l'elenco: Allegrini,
Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta
Sant'Antonio, Tommasi, Zenato. Hanno scelto di chiamarsi "Le Famiglie dell' Amarone d'Arte".
Il Presidente della nuova Associazione, Sandro Boscaini, pone una
domanda: "Che cosa sta succedendo all' Amarone?"" e risponde elencando
quelli che sono i problemi ormai evidenti - divenuto un vino di moda,
ormai se ne produce anche troppo e diminuisce la qualità ( dagli 8
milioni di bottiglie di quest'anno si raddoppierà quasi entro il 2011).
Diminuisce il valore medio della bottiglia, al quale va aggiunta la
difficoltà di vendita per un evidente calo della domanda in un periodo
di crisi economica. Insomma, sono parole molto chiare, come chiara è la
risposta: mettersi assieme e riunire le forze per tutelare
ulteriormente il prodotto, la sua qualità "un giusto metodo - dicono i
fondatori dell'associazione - per evitare il rischio di perdere
d'identità e di svalutare l'immagine di questo vino nobile, simbolo
d'eccellenza". Le aziende aderenti (l'associazione è aperta) devono
produrre Amarone da almeno 15 anni e per almeno 20.000 bottiglie,
essere presenti almeno su cinque mercati stranieri. L'Amarone prodotto
non deve essere al di sotto dei 15 gradi alcol ed essere immesso sul
mercato a 30 mesi dalla produzione.
Nessuna polemica e nessun intento di sostituirsi al Consorzio, naturalmente... L'obiettivo è preciso, molto preciso:
riconoscibilità, territorialità, esclusività, azione mirata di promozione in Italia e all' estero per l' Amarone di qualità. Proprio qualche giorno fa si discuteva sull blog del social network Terroir Amarone, sugli Amarone "di qualità" posti in vendita a 12 € circa nella
gdo.
Vista l'imminente entrata in vigore dell'OCM ( 1° agosto) e ormai allontanata l'ipotesi della DOCG è naturale e per certi versi lodevole l'iniziativa dei produttori che va nel senso di far da soli e fare di più, per la valorizzazione e la promozione. L'Amarone "vero" sembrano comunicare queste "Famiglie" dai nomi
storici, è quello "d'Arte" , e dell' opera d'arte il prezzo lo fa
l'artista...
Bastano rigide regole per definire "arte" la produzione di un vino che è "tecnologico" per eccellenza e quando alcuni artisti vanno ben oltre le 20.000 bottiglie prodotte? Ci viene qualche dubbio, ma intanto applaudiamo all'iniziativa che nel nome porta l' accenno a quella "dimensione familiare" della produzione, divenuta spesso solamente un ricordo.
Foto: Fruttaio della Famiglia Speri (Amarone Monte Sant'Urbano)
