L'antefatto è noto e cioè l'idea balzana (per usare un termine educato) ch'è venuta a qualche burocrate della Commissione Europea di autorizzare la produzione di vini rosati "mischiando vini bianchi e rossi". Con piacere pubblichiamo il Comunicato Stampa del Consorzio del Bardolino che si schiera apertamente contro la proposta e gli "accomodamenti" di dubbia efficacia proposti dalla Commissaria Europea all' Agricoltura Fischer Boel. Il Consorzio promuove una raccolta di firme a durante il Vinitaly.
FIRMATE! FIRMATE! FIRMATE!
Ecco il testo del Comunicato Stampa
“Realizzare un vino rosato di qualità – spiega il presidente del Consorzio del Bardolino, Giorgio Tommasi – richiede esperienza di vigna e di cantina, perfetta selezione delle uve, assoluto controllo di tutte le fasi di vinificazione. Vinificare in rosa le uve rosse è un’operazione delicata e costosa: tutto si gioca nelle poche ore in cui il mosto rimane a contatto con le bucce, dalle quali viene estratta solo una minima parte delle sostanze coloranti dell’uva. La fatica è ripagata dalla piacevolezza del vino, ricco di profumi di piccoli frutti di bosco, ma anche di fiori e di spezie. Impossibile avere una simile freschezza aromatica da anonime miscele di vini rossi e bianchi, come vorrebbe ora ammettere l’Unione europea. Le nuove regole europee – aggiunge Tommasi – sono quanto di più lontano dalla miglior tradizione. Siamo contrarissimi a questa involuzione comunitaria, che rischia di vanificare il lavoro e l’impegno di centinaia di produttori del Bardolino, così come di altre denominazioni italiane.”
Il pericolo si chiama “coupage”: con questa definizione il nuovo regolamento europeo vorrebbe autorizzare la miscela di vini bianchi e rossi. Se approvata in via definitiva, la previsione comunitaria potrebbe diventare legge dal 27 aprile. “Se proprio il legislatore europeo non vorrà rivedere l’impostazione – dice il presidente del Consorzio del Bardolino – almeno preveda che chi effettua miscele sia obbligato ad indicare in etichetta che si tratta di vini da taglio. Pare invece che si stia ragionando al contrario, costringendo a diciture contorte, come quella di ‘metodo tradizionale’, chi produce rosati a denominazione d’origine”.
