Screwcap per il Chiaretto (e la Garganega) di Matilde Poggi: verso il futuro
Bell'incontro, lo scorso 5 luglio, presso l'Azienda Le Fraghe di Matilde Poggi a Cavaion Veronese. Una ventina tra giornalisti, addetti ai lavori e appassionati hanno avuto l'onore di partecipare a "Tappi a confronto: la sfida del Chiaretto". Il Bardolino Chiaretto era il Ròdon 2007 (70% di corvina e 30% di rondinella) proveniente dalla stessa vasca, imbottigliato il medesimo giorno di febbraio 2008 e poi tappato per il 50% con il sughero e per l'altra metà con screwcap /tappo a vite ( o Stelvin). Che quella delle chiusure alternative al sughero sia una sfida già in atto nel mondo del vino lo testimonia una recente pubblicazione di George M.Taber "To cork or not to cork..." (vedi scheda 1 e scheda 2 ). Non è un caso che per passare dalle parole ai fatti occorra il coraggio di produttori aperti al nuovo e alla sperimentazione che inevitabilmente ne consegue. Matilde Poggi è tra questi e ci ha dunque invitati a un primo momento di confronto. Abbiamo avuto modo di provare che la chiusura a vite mantiene intatte nel suo Bardolino Chiaretto tutte le caratteristiche presenti al momento dell'imbottigliamento: freschezza, sapidità, fragranza dei profumi - caratteristiche di un vino ch'è pronto ed è pienamente godibile. Al contrario, il chiaretto tappato in modo "tradizionale" è apparso - mi si passi l'espressione - tradizionale anch'esso nel profilo olfattivo: apparentemente più complesso e speziato, una volta apertosi, in breve s'è bloccato e "seduto". Quello chiuso dallo stelvin, invece, ha continuato a conquistare anche al gusto, con slancio giovanile di piccoli frutti rossi e una sostenuta sapidità. Ne abbiamo poi dibattuto, guidati dall' entusiasta Angelo Peretti - che tapperebbe con lo stelvin non soltanto i bianchi o i rosati che han da esprimere prontezza giovanile, ma pure rossi di rilievo che fossero da conservare a lungo - Confesso, qualche dubbio me lo son tenuto: se s'allontana il problema del "sentore di tappo", se gioiscono le sempre più rare querce da sughero, non sarà che dovremo fare i conti con il "sentore di ridotto" e con l'uso della solforosa? E la plastica che riveste internamente la capsula non cederà proprio nulla? Il giovane enologo Federico Giotto, mentre degustavamo, ci ricordava che ci sono voluti cinquant'anni di disquisizioni prima di affermare la superiorità della chiusura in sughero rispetto al vetro (1820). Dunque il dibattito odierno non deve stupire e l'importante è proseguire nella ricerca e nella sperimentazione. Screwcaps dell'ultima generazione son fornite di membrane traspiranti che favoriscono una micro ossigenazione e ciò, oltre a un affinamento delle pratiche enologiche, potrà salvaguardare il profilo evolutivo dei vini nel tempo ( nel Chiaretto - come notava Angelo Peretti - l'evoluzione in note erbacee/speziate).
Una piccola sperimentazione me la sono permessa anch'io. Alla degustazione del Chiaretto Ròdon ho fatto seguire, qualche sera dopo, una degustazione della Garganega Camporengo 2007 , chiusa anch'essa rispettivamente, con sughero e tappo a vite.
Eravamo in 11, ospiti di due giovani produttori nella zona di Soave: alcuni sommelier, alcuni assaggiatori. Interessanti anche qui le conclusioni: il campione numero 1 è risultato con profumi più complessi (di sambuco, di banana), rivelando in bocca buona sapidità e acidità e una media persistenza. Il campione numero 2 è risultato molto più immediato e floreale nei profumi, oltre che più carico di colore. Per la maggioranza dei degustatori questo campione è risultato più persistente, più equilibrato, con note più minerali - la mandorla amara finale in evidenza. Per la cronaca, 6 degustatori hanno ritenuto che il numero 1 fosse la garganega tappata con il sughero. Era così, infatti. Da registrare la meraviglia dei due produttori di fronte alla diversità assoluta dei due vini. Il confronto, secondo loro, sarebbe da ripetersi più avanti nel tempo, per comprenderne l'evoluzione. Da qui, dunque, un grazie a Matilde Poggi e un plauso al suo coraggio: ci vogliono dei pionieri perchè le novità si inseriscano in modo equilibrato tra tradizione e innovazione. E che ciò avvenga è anche il mio augurio. Qualcosa senz'altro si muove: Allegrini rinuncerà alla deniminazione "classico" per il Valpolicella chiuso con lo stelvin per i mercati esteri. Pare che un produttore storico anche nella denominazione del Soave imbottiglierà con stelvin i suoi IGT dalla prossima vendemmia. Verso il futuro anche i produttori italiani, non solo quelli neozelandesi, tedeschi e francesi. Si prospetta dunque la fine del cavatappi (ridotto a oggetto da collezione) e pure del rito di stappatura delle bottiglie, oggetto di valutazione ch'è ancora oggi determinante per la qualifica di Sommelier? Prosit!
Bibliografia: "Più ossigeno, meno ossigeno, troppo ossigeno?"

