Mutamenti del clima? Nihil sub sole... e ci salverà la tecnica
C'è sempre da imparare quando a parlare di vigne e vini sono persone di grande esperienza, come l'enologo Gianni Menotti e l'esperto comunicatore Angelo Peretti e il tema è quello un po' modaiolo dei mutamenti climatici. C'eravamo a Gambellara e perciò diremo quel che c'è piaciuto e quel che ci ha lasciato perplessi, nella chiacchierata informale sugli effetti di tali mutamenti sui vini bianchi.
D'accordo, è probabile che nihil sub sole novum, le sorprese di annate caldissime e siccitose, come di largamente piovose, ci sono sempre state, solo che in Italia - ha affermato Peretti - i viticoltori e i produttori non possiedono una banca dati di "osservazioni" sugli andamenti stagionali e sui prodotti ( bottiglie in cantina) come invece hanno i Francesi che li conservano da qualche secolo. Noi, nei casi più virtuosi e lungimiranti, andiamo indietro soltanto di qualche decennio. E' certo però che il 2003 ci ha trovato impreparati e sicuramente dovremo adattare i nostri sistemi agronomici conosciuti a un clima più frequentemente mutevole - continua Menotti - e aggiunge particolari sulla gestione della luce e della temperatura nel vigneto (la cimatura, la defogliazione che in qualche caso è molto spinta e va un po' di moda, l'irrigazione...) Sì - aggiunge Peretti -ma purchè quella del consulente agronomo non diventi una moda come quella del consulente enologo... Anche le tecniche in cantina faranno la loro parte, questo è sicuro.
Simpatico anche l'emergere delle preferenze nei vini bianchi che devono fare i conti col clima: dire che Menotti porta in cuore il Sauvignon blanc del Collio è riduttivo; ne parla come un figlio; ogni vgna è da curare in modo diverso. Il vino è fresco e ricco di sapidità non disgiunta da un elevato tenore alcolico. Peretti il Sauvignon italiano non l'ama e ce lo ha pure di recente confessato. Bardolinista un pochino esterofilo (ah i brividi del Sauvignon neozelandese!), notoriamente filofrancese: in Francia può pure andar bene la maestria storica nell' uso del legno, ch'è tramontato da noi... Angelo sventola davanti agli intervenuti l'ultimo numero di Wine Spectator e... - Non lo dico io, lo dice la critica (internazionale) che mentre vanno ancora i rossi belli tosti e concentrati, nei bianchi è avvenuta la rivoluzione: i più votati son Riesling spatlese tedeschi , dolci, con acidità importante - 8 gradi alcol e, udite udite i Gruner Veltliner austriaci, 13,5%, glicerinosi, con toni tannici e finali secchi con ritorno del frutto - "Ma chi ha creato queste mode, se non voi (giornalisti)?" interviene un signore dalla platea.E di rimando l'Angelo: Sì, ma pure i produttori ! ( che seguono le tendenze di mercato - diciamo noi - alimentate da classifiche e punteggi della critica).
Tiriamo le fila, dunque, e ci rimangono, uscendo, delle perplessità: se in Germania il mutamento climatico è stato addirittura favorevole, come ha detto Peretti, non siamo riusciti a scorgere quale giovamento potrebbe trarne la Garganega (di Gambellara) : uva notoriamente generosissima. Certo, la tecnica, se ben gestita... Abbiamo sentito parlare dei "frigoriferi per l'uva" del (proibito?) ghiaccio secco... Forse l' avremmo scoperto, qualcosa in più, se ci fosse stata accordata la degustazione finale di vari Gambellara dei produttori presenti, riservata - parbleu - solo a Menotti...
E che dire poi del concetto di tipicità? Non era luogo per grandi dibattiti, ma se come s'è affermato, "possiamo chiamare autoctoni quei vitigni che sono in quel territorio da 30 - 40 anni" (leggi ad esempio merlot ), potremo allora chiamare alloctoni solo quelli (internazionali) che lì non si coltivano (ma basterà portarceli e aspettare 40 anni per etichettarli diversamente). E magari ci sarà da allargare il disciplinare... Siamo usciti con un bel po' di punti di domanda. Ad esempio: firmare o non firmare l'Appello in difesa dell'identità del vino italiano promosso da Sangiorgi?
Angelo Peretti se n'è uscito dal dibattito con un "non so se firmerò l'appello di Sangiorgi"...
Quel che abbiamo fatto noi... lo scriveremo nella prossima puntata.
Amo il Sauvignon del Collio, un po' meno lo Chardonnay, e molto i Riesling tedeschi.... Devo preoccuparmi, Angelo, e leggere WIne Spectator? Prosit.

