meno della metà dei consumatori di vino inglesi ritiene che la regione d'origine sia un dato importante, quando acquistano vino (48%) E' importante il Paese (59%). Insomma andrebbe bene uno Chardonnay Italia. Ah, il grande vitigno Italia! I consumatori di lingua inglese vogliono un vino dal profilo organolettico semplice, prodotto da una varietà riconoscibile, un vino facile da bere e al giusto prezzo. Vogliono il vino in promozione, possibilmente. Del tipo prendi 3 paghi 2. Spopola il Pinot Grigio, seguito dallo Cardonnay. L'aumento considerevole di gradimento per il Pinot Grigio dimostrerebbe "che la neutralità di questo vino rende più facile la scelta del consumatore". La ricerca in oggetto ha intervistato 3059 consumatori regolari di vino tra marzo e aprile 2009.
Non soltanto vanno vini trendy, fatti per il mercato( vedi qui l'ottima descrizione di un recente evento). Ma cominciano a spopolare i vini neutri, oltre che facilmente bevibili.
E noi qui a parlare di Terroir, di origine, di Cru del Soave... Mentre in Italia, e non solo, spopola il Tavernello.
foto: "Pinot grigio anyone?" di Pixe_annie (on Flick)
I produttori di Tai Rosso dei Colli Berici aderenti al progetto ( e al marchio) Qualithos hanno aperto una strada davvero interessante, con il Simposio sul Grenache "Tai Rosso chiama mondo". Ospitati nella splendida villa Fracanzan Piovene di Orgiano (Vicenza) abbiamo ascoltato autorevoli relatori mettere a fuoco caratteristiche pedologiche, genetiche e storiche del Grenache, un vitigno che s'è diffuso nel mondo chiamandosi in vari modi: Garnacha, Cannonau, Alicante, Vernaccia nera... In sostanza, se alla fine dell' 800 veniva accertata l'identità tra Grenache, Cannonau e Alicante, bisognerà attendere fino al 1990 per identificare quella tra Tocai Rosso (oggi Tai), Cannonau e Grenache. "Oggi più che di sinonimi - riferice il prof. Attilio Scienza - è preferibile parlare di un "vitigno collettivo", cioè di varietà simili che hanno attraversato una storia di ben 500 anni di diversificazione genetica". Una storia che ha portato anche alla diffusione geografica in particolari territori e secondo diverse modalità: dalle terre di Aragona alle rive del Rodano, dalla Catalogna alla Sardegna, dal Rodano alla zona di Barbarano nel Vicentino, anche se in quest'ultimo caso, l'arrivo del Tai Rosso è ancora avvolto nel mistero. Interessante la citazione datata 1306 di un "Vinum vernacia de Ianua" ( di Genova). Immaginiamo le rotte dei mercanti per un vino che, nel Medioevo, è come il moscato e la malvasia: un vino di lusso nell' area lombardo-veneta e in Toscana ed è prodotto anche con vitigni a bacca bianca. Significativo è poi notare che in albanese il nome Tocai e in Latino il nome Vernaccia (da vernaculus) hanno il significato di "uva del posto", un tentativo di dare al vino un nome proprio. Il Simposio è stato anche una buona occasione per mettere a fuoco quella diffusa ed abusata definizione di TERROIR, di cui tutti parlano, e magari non del tutto a proposito. Tra i relatori c'era il winemaker di successo Roberto Cipresso che ha descritto il terroir come l'unica strada da percorrere per il vino di domani. Il Terroir, espressione di fatto intraducibile, è formato da mille fattori: venti, temperatura, vegetazione, suolo, altitudine... Fattori che incidono in modo determinante nelle particolari risposte di un vitigno. Il terroir esiste, c'è, è riconoscibile, anche nella sua componente di tradizione e di storia. IL TERROIR E' INTERPRETATO DAL VITIGNO. La varietà giusta, al posto giusto, esalta il territorio con un'interpretazione insolita, unica, plastica (Vedi il Pinot Nero in Borgogna). Il Grenache è una varietà molto plastica, capace di esprimere diverse interpretazioni del terroir. La prova l'abbiamo avuta nella seconda parte del Simposio, quando abbiamo confrontato il Tai rosso con il Cannonau di Sardegna, con vini del Midi francese, con vini del Priorato e della Rioja.
Nella Piazza del Ghiaccio, si sono tenute due degustazioni tra le più interessanti del Festival. Esauriti i ticket e molte le persone in piedi alla degustazione degli Ice Wine: Emozioni di Giaccio di Massimiliano Croci, e Solenne di Natale Simonetta, dell' Azienda Cascna Baricchi Qui il video della degustazione di Emozioni di Ghiaccio e il video del'intervista a Natale Simonetta Il Festival è riuscito ad avvicinare il grande pubblico a queste auentiche rarità. C'è dunque negli organizzatori la volontà di scegliere temi, persone, prodotti, con una storia, un carattere, un grande spessore. E' un progetto complessivo che non potrà che evolvere al meglio, magari rendendo più efficente la macchna organizzativa sul versante della comunicazione. Ci siamo goduti i due vini di ghiaccio mentre la luce calda del pomeriggio afoso iniziava a scendere, di lì a poco le piazze di Mantova ci avrebbero mostrato il volto notturno. La magia di questa città d'acqua e di splendide architetture ci ha ancora una volta incantato. Il bicchiere di Solenne è specchio alla facciata di Sant'Andrea; sorseggiandolo lentamente ci prepariamo al viaggio di ritorno, ricordando quanto scriveva nel 1611 il viaggiatore inglese Thomas Coryat
"In verità, la vista di questo soavissimo paradiso, questio domicilium Venerum & Charitum ( domicilio di Venere e delle Grazie) ha incantato i miei sensi e ha eccitato così gioiosamente il mio spirito che ho detto a me stesso: questa è la città (Mantova) in cui più che in ogni altro luogo al mondo vorrei stabilire la mia dimora e passare il resto dei miei giorni in divine meditazioni tra le sacre Muse".
Luogo di delizie per il corpo e lo spirito, Mantova è perfetta come teatro delle passioni e merita pienamente il successo del Festival.
Lezione sulle "Alici e le Seppie felici" potrebbe essere il sottotitolo dell' ultimo evento Fusion ,creato dallo chef Mauro Uliassi e dal musicista Paolo Angeli. E' stata, a mio parere, una fusione perfetta, dove la musica di uno strumento così particolare e difficile come la chitarra sarda ha accompagnato la degustazione dei tre piatti preparati da Uliassi e dal suo valido staff. Musica che ha descritto dapprima la felicità delle alici che vengono pescate di notte, affollate sotto la luce delle lampare e successivamente un mare più freddo, quasi invernale.
Mauro Uliassi è un terremoto: non sta fermo, parla in modo appassionato del suo lavoro, della sua terra, del suo mare, di come si proponga un piatto semplice (le alici su pane alle noci imburrato), spiegando come vengano pulite, salate per breve tempo, conservate in modo da esaltarne la freschezza, la morbidezza e la lucentezza. Paolo Angeli pensa a una musica per le alici... felici, perchè si pescano mentre hanno appena gioito nell'atto della riproduzione... Un piatto gioioso, come l'infanzia. Ecco il suono delle onde, il ritmo luminoso della lampara, il frusciare del mare. Lo strumento di Angeli è un poli-strumento, non solo ad arco, ma anche a percussione, con un'infinità di registri e dilatazioni del suono. Arriva un secondo piatto, dove l'alice prende aromi di terra: arancio e finocchietto selvatico. Deliziosa. Uliassi continua a parlare e continuerebbe ancora per ore, se il tempo non fosse tiranno, per raccontare, esprimere quella che è la sua cucina davanti al mare di Senigallia. Una grande lezione, la sua, di passione ed anche di consapevole umiltà: esordendo, ricorda a tutti i presenti che mentre " qui si tiene un evento così particolare, con gli chef stellati, molti non hanno cibo, là fuori". Soltanto superando il bisogno del cibo, come bisogno primario, possiamo cominciare a parlare di grande cucina, della gastronomia come arte. Mentre racconta, s'accorge che il tempo stringe, che i suoi bravi collaboratori avrebbero bisogno di sveltire la preparazione, per stare nei tempi. Così, mentre Paolo Angeli suona, raggiunge il suo allievo ed è lui, il grande Uliassi che aiuta a preparare le alici... Uliassi e Angeli si vede che han parlato e condiviso la gioia del cibo. Sono uomini accomunati dallo sguardo sul mare, dall'idea che la cucina, come la musica, sia un viaggio. Ad ambedue, dal carattere forte ed effevescente, piace raccontare. Il terzo piatto, tagliatelle di seppia con pesto di alga nori, è profumo e gusto del mare, di scogli muscosi in autunno, in inverno. Quando il mare è più freddo e si guarda con timore. Emoziona vedere, tra il pubblco, il maestro di tutti, il grande Gualtiero Marchesi. Un applauso finale meritatissimo a Uliassi e Angeli, ma anche a tutti coloro che hanno creduto e hanno lavorato a questo progetto. Portare grandi chef tra la gente, fondere la loro cucina con la musica non è cosa facile. Usciamo dai quattro eventi di Fusion divertiti ed incuriositi. Divertimento e curiosità sono stati, del resto, gli ingredienti principali di tutto il Festival.
L'idea "fusion" di Massimiliano Alajmo e del vibrafonista Pasquale Mirra è quella di costruire una partitura "iconico - musicale" sinestesica . Nessuna preparazione " dal vivo", nessuna degustazione accompagnata dalla musica, ma "un percorso - dice Alajmo - tra accordi olfattivi, musicali, gustativi". Dice proprio così, gustativi, ma poi chiarisce meglio che il gusto è un'evocazione nelle sue componenti principali (dolce, amaro, sapido, acido), anzi il gusto scaturirà da una tensione emotiva che ciascuno vivrà in modo del tutto personale, lasciandosi trascinare dalla musica, guardando colori e immagini.
Va detto subito: ci è parso l'evento Fusion più difficile. Anche se si è resa abbastanza comprensibile una partitura complessiva che prevedeva il filmato delle varie fasi di preparazione del piatto, abbinate ciascuna a particolari suoni improvvisati dal bravo Mirra e ai profumi delle essenze diffuse nella stanza durante la performance, al termine non abbiamo potuto fare a meno di chiederci quanto tutto ciò abbia potuto "toccare il pubblico", ossia l'utente finale. O non fosse invece qualcosa di utile allo chef che mostra e celebra la sua arte. Va notata -a questo proposito - la difficoltà di concentrarsi e fondere il suono del vibrafono a sinistra, le immagini sullo schermo a destra e i profumi delle essenze (opera di Lorenzo Dante Ferro), sparati dal fondo della sala con un'apparecchiatura molto rumorosa.
Qualche spunto dalla partitura, così come l'ho colta, mettendo assieme le sensazioni nella "preparazione Alajmo - Mirra" degli Scampi marinati con salsa di mandorle, arancia e granita di worcestershire.
Apre con una musica di carillon e un colore arancio... l'inizio di un sogno o di un ipnotismo... Ecco il gambero, il colore è il rosa e la melodia è ancora semplice, evoca un suono d'acqua. Nell' ambiente comincia a diffondersi un' essenza (di finocchio selvatico, di anice?). E' il momento marrone - azzurro della salsa worcester dentro un'olla (di pietra?) e il suono è ritmato e secco. Il filo d'olio ha un suono delicato, mistico, poi si accompagna ad una foglia d'oro e compare una sorta di terremoto sonoro. Irrompe l'essenza di limone: sullo schermo vediamo le gocce e all' orecchio s'ffaccia una cadenza dal ritmo leggero e delicato, gocce di suono. Segue poi il bianco dell' essenza di mandorla: il suono è fluido... Sullo schemo il succo di mandarino si nebulizza sugli scampi, sullo strumento di Mirra c'è un foglio d'alluminio per alimenti che crea un suono leggero e rapido, nell'aria, ovviamente, l'essenza di mandarino. La musica continua, ma provengono dal video, sempre più forti, i rumori di cucina: un frullatore, stoviglie, posate, eppoi il rumore del coltello sul tagliere. Le mani di Alajmo si mostrano all'opera mentre tritano la granita di worcerster, tagliano a stricie millimetriche una foglia...
Il piatto è terminato, e la musica si offre, come il piatto, nella composizione utimata dei suoi vari momenti. Ritorna il carillon iniziale e il vibrafono, tra note varie, accenna alla Ninna nanna di Brahms...
Tra il pubblico attento c'è anche la figlioletta di Alajmo, un visetto da pittura del Rinascimento, e il pensiero va ai putti di Mantegna nella Camera degli Sposi...
Accordo e mistero era il sottotitolo della performance. Gli accordi di un piatto, nella cucina moderna sono assonanze, ma spesso dissonanze, percezione di singoli sapori, consistenze, profumi. Questo evento Fusion aiuta a capire meglio ed ha quindi colto nel segno, con il suo catattere didattico, ancor prima che artistico. Occorre decifrare il piatto come una partitura? A me sta bene, purchè non si arrivi alla dodecafonia o addirittura alla smaterializzazione. Sono tra quelli che in un piatto cercano ancora il senso di una melodia, e per i quali la sinestesia, in cucina, deve comprendere tutti i sensi, non ultimi il tatto e il gusto.
Che gusto avrà quello scampo, così abilmente preparato? Mah, mistero! Faceva un certo effetto osservare Alajmo, vestito di tutto punto con la casacca immacolata di cucina, fermo dietro all'isola splendente marca ArcLinea, mentre lui stesso s'osservava all'opera...
Alle Pescherie, progettate da Giulio Romano e realizzate nel 1536, il sabato mattina c'è il mercato agricolo: frutta e verdura, formaggi, salumi, pasta fresca, gelato artigianale... Tutto viene dal territorio mantovano. Cose buone e a prezzi onesti (Parmigiano Reggiano DOP 30 mesi a 13 € il chilo, ad esempio). E' questo il luogo scelto per la più trasgressiva delle Passioni: il fritto. Al solo pensiero d'affrontare tutte le prelibatezze in degustazione, pensi all'impennarsi dei i valori di trigliceridi e colesterolo! Da come il luogo si anima, in queste serate e fino a notte, si direbbe che in molti abbian deciso di trasgredire alla grande. Le Migliori olive ascolane, panelle e focacce dell' Antica Focacceria San Francesco di Palermo, gnocco fritto e salumi, la friciula piemontese, proposta nel progetto didattico dell'Azienda Carussin le alici partenopee fritte con le verdure. Un trionfo di croccante fragranza nel segno della migliore tradizione.
Ma il festival ospita qui anche suoni e arti visive. L'altra sera, dunque, abbiamo assistito alle "incredibili fritture" di Mirko Credito, giovane artista di origini genovesi.
Frigge cose, oggetti- simbolo del nostro tempo, sommerso dalle cose... Nella performance, in pastella sono finite una scarpa femminile con tacco a spillo, una scarpa da ginnastica, una bottiglia di vetro della Coca cola, una rivista di design.
"Friggere la materia - ci ha spegato il giorno dopo Mirko Credito -per farne un' icona della trasformazione".
La scarpa da ginnastica, ad esempio: estratta dall'ollio bollente nella sua doratura di pastella, pesa oltre un chilo. Mirko aspetta che s'asciughi per quanto basta a inserirla nello scanner e ricavarne un' immagine ad altissima definizione. Le sue "opere", le immagini di tanti oggetti, fritti, stanno dietro ai banchi dei cibi fritti. Forse la più bella immagine che ho scattato fin'ora è la bottiglia fritta della Coca che fa da sfondo alle olive ascolane...
Mi vengono in mente delle assonanze di linguaggio e di significati:
Fritto per il corpo ( il cibo), Fritto per la mente (le immagini dei più disparati oggetti, usciti dalla frittura)
Vai a farti friggere - non si dice quasi più - per dire va alla malora, s'usano oggi dei vocaboli ben diversi.
Oggetti che "fritti" vanno alla malora, intaccati dall'olio bollente.
Penso sia giusto chiamare "icone del nostro tempo" le immagini create dall'artista. Delle icone hanno alcune sfumature dell' oro. Pastellate e fritte icone dissacranti.
"4 luglio Ist Scicago apre Pappa Iaccone". Pensavo ad uno scherzo, ad un' opera di giovinastri imbrattamuri, quando ho visto la scritta a pennarello sulla "cucina in Piazza" che di lì a poco avrebbe ospitato Massimo Bottura. Ai fornelli c'è il giovane aiutante cinese che sala l'acqua per la pasta, controlla il sobbollire della Pummarola. Eccolo, Massimo Bottura, in maniche di camicia (bianca) e panama chiaro. Saluta il pubblico: ha espressamemte voluto la Piazza del Piccante per la performance del Progetto Fusion. Basta un attimo e comprendiamo il perchè: di lato irrompe il Fresi Stefano - musicista, cantante lirico, attore - nelle vesti d'un emigrante che si porta appresso, con la valigia di cartone, anche l'atavica fame dei poveri. Dai quartieri di Napule a "Scicago - Littel Itali". E' lì, nell' America negli anni Venti del novecento, Iaccone "tiene u resturante, a Scicago" e accoglie il nuovo venuto col suo piatto forte: gli spaghetti meatballs.
Un duetto gastro-lirico, quello tra Bottura e Fresi, proprio Fusion... I primi a divertirsi son loro e coinvolgono il pubblico in una serie di gag, in un crescendo rossiniano. C'è tutto il meglio dell' "export" italiano dell' ultimo secolo: gli spaghetti, la Pummarola (la pizza), il mandolino - stereotipi, sì - ma è da lì che parte anche la grande ristorazione italiana all' estero. Dall'emigrazione. Eppoi c'è l'opera, la lirica.
Oltre 130 prenotazioni per la performance di Mauro Lorenzon, oste in Santa Maria Formosa a Venezia. Questo dice quasi tutto sull' evento tenutosi ieri in Piazza delle Bollicine ( piazza Leon Battista Alberti). Un abbinamento tra il Prosecco "Costadilà", IGT Colli Trevigiani prodotto alla vecchia maniera - con il fondo - e ostriche Claire de Marennes Olèron.
Personaggio eclettico, teatrale, schietto... il Lorenzon s'è cimentato nella performance dell'apertura a sciabola. A seguire, le aperture con "mezzi di fortuna": il cucchiaino e "el cul del bicier", il fondo del bicchiere. Noi blogger a bocca asciutta, però...Ostrega!
Si apre il Progetto Fusion, il dialogo dal vivo tra "creativi" della cucina e della musica. Spostato a domenica l'incontro con Mauro Uliassi e Paolo Angeli, è Enrico Crippa, chef del Ristorante Piazza Duomo ad Alba, ad aprire le danze. La parola "danza" ci sembra appropriata per descrivere la sua insalata "21,31 e forse 41". Davide Paolini ce lo presenta come uno degli allievi prediletti di Gualtiero Marchesi, con una esperienza maturata all' estero, soprattutto in Giappone. Enrico ha un aria da maestro Zen: fisico asciutto e quasi ascetico, muove le mani tra le foglie e i fiori per la sua insalata come se danzasse.
Inconsueta insalata la sua, dove entrano, in numero variabile secondo le stagioni, sino a più di una quarantina tra erbe spontanee, foglie e fiori: acetosella rossa e verde, calendula bianca e viola, levistico, nepitella, primula, trusset (insalata dei campi), fiori di Giuda (una leguminosa), semi d' amaranto resi croccanti dalla frittura, e poi ancora, semi e spezie. Trionfo della semplicità e del rispetto per la natura. E' Crippa stesso ad invitarci, al termine della performance, a mangiare la sua insalata con le mani, prendendola dai piccoli bicchieri per l'assaggio. Prendere tra le mani il frutto della terra è un segno di rispetto - tutto orientale - anche per chi ha coltivato e raccolto quelle erbe, quei fiori. Accanto a lui Beatrice Antolini, voce rivelazione dell'indie-rock italiano. Diciamo subito che l'acustica del Clos Wine Bar non ha giovato alla sua performance, che è piaciuta laddove la voce, le percussioni e la tastiera hanno sussurrato toni leggeri e naturali. Ma come l'insalata aveva al gusto la piacevolezza della varietà di sapori ed aromi, di sensazioni tattili ed aromatiche - dal morbido al croccante, dallo speziato al fragrante, così la musica aveva la varietà degli impatti acustici: dalla leggera tonalità "verde" alla più rude tonalità scura, quasi nera ed aggressiva, della voce. All' assaggio, l'insolita insalata è una sinfonia di aromi e di sapori, una celebrazione della leggerezza ed anche della bellezza delle forme e dei colori naturali di foglie e fiori. Bellezza orientale, come di colori penellati sulla seta. Enrico Crippa "mette nel piatto la leggerezza" dice Davide Paolini "son da provare i suoi risotti e tutte le declinazioni in cui fa esprimere il Tartufo Bianco di Alba". Su uno dei tavoli forniti da Mondini arredamenti , uno degli sponsor leggiamo: "Raffinatezza ha a che fare con la semplicità, non con lo stile" (Vico Magistretti). Enrico Crippa questa raffinatezza ce l'ha di sicuro.
Potrei dirvi: "Mantova città della Musica", che onora la musica più sentitamente popolare, quella delle Bande... E invece dico "Mantova città che è Musica"... Mentre la giornata afosa arriva all'imbrunire, sotto la cupola di Sant'Andrea, Piazza delle Erbe comincia ad animarsi di musicisti, di gente, di luci - più o meno... psichedeliche!
Non posso non notare quanto detto da Davide Paolini al pomeriggio, durante la manifestazione d'apertura. "Si pensa anche a una futura collaborazione con il Conservatorio". Ecco, volevo ben dire che non rispuntasse da qualche parte anche l'altra mia passione, quella per la musica che non voglio definire classica, ma storica.
Grande storia quella di Mantova nella Musica. Passando davanti al Teatro Scientifico del Bibiena, a notte fonda, ricordo una delle ultime volte che ci entrai, qualche anno fa, per il Festival di Musica Antica e Barocca: Mantova è anche la città di Claudio Monteverdi e dell' Accademia degli Invaghiti.
Ora, davanti al Teatro c'è La Librogusteria il Pensatoio - una dependance è ora alla Loggia del Grano - e la Bottega del Latte... Mi inebrio alla vista di gpurmaneries notturne e penso ai Banchetti Gonzagheschi...
Grande afflusso di pubblico al concerto di "Imbandiamo il Festival" ! Bande per "imbandire" , ben tre: quella della città di Mantova, quella della città di Avola e il gruppo giovane di voci e percussioni di Sambanda. Altra musica, certo.
Ma che emozione sentire i tamburi e gli acciai percossi dei Sambanda giungere da lontano, seguiti dai fiati delle bande! T'aspetti di veder giungere cavalieri... dame... dai Portici del Broletto.
Buon Festival! Il brano musicale è la Toccata d'inizio dell' "Orfeo" di Claudio Monteverdi ( composto a Mantova nel 1607).
Tai Rosso chiama mondo - 9 luglio 2009 Orgiano (Vicenza) Un solo vitigno, tanti nomi. Grenache in Francia (dove è alla base dell'uvaggio dello Châteauneuf-du-Pape), Garnacha in Spagna, Alicante in alcune zone della Spagna, in Maremma e in Sicilia, Cannonau in Sardegna, Tai Rosso sui Colli Berici, a Vicenza. L'elenco delle denominazioni prosegue con: abundante, aleante, aragonés, bernacha negra, bois jaune, cannonaddu... solo per citarne alcuni.Dietro questo dedalo di nomi si nasconde la varietà mediterranea più coltivata al mondo.
I produttori del Tai Rosso uniti sotto il marchio Qualithos (le aziende Le Pignole, Dal Maso, Piovene Porto Godi e la distilleria Brunello) lanciano una provocazione: creare un circuito mondiale dei Terroir del Grenache. L'obiettivo è quello di mettere in collegamento aziende di paesi e territori diversi per creare un momento annuale di dialogo e confronto. Appuntamento Giovedì 9 luglio presso Villa Fracanzan Piovene ad Orgiano (Vi)
Festival delle Passioni - Mantova dal 2 al 5 Luglio Dal 2 al 5 luglio Mantova ospita la prima edizione del Festival delle Passioni, una manifestazione nata dall'idea di far dialogare, attraverso contaminazioni e confronti, musica e cibo. Il festival, che avrà come cornice privilegiata le piazze del centro storico della città, si svilupperà in quattro giorni attraverso performance musicali ed enogastronomiche, che avranno come motivo conduttore cinque PASSIONI, occasione per approfondimenti golosi: il PICCANTE, la CARNE, il GHIACCIO, il FRITTO e le BOLLE.
Il Festival delle Passioni esplora le nuove forme di comunicazione e le culture digitali con la creazione, dell'Arena dei Blogger.
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