O nel bicchiere, se preferite... ovvero quei vini che mi han detto più di qualcosa. Per punteggi, faccine, chiocciole ecc. ecc. cercare altrove. M.Grazia (Soavemente WineBlog)
O nel bicchiere, se preferite... ovvero quei vini che mi han detto più di qualcosa. Per punteggi, faccine, chiocciole ecc. ecc. cercare altrove. M.Grazia (Soavemente WineBlog)
Pubblicato da M.Grazia Melegari su 11/04/08 | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Il tempo è sempre tiranno ed ho così dovuto rimandare fino ad oggi il Messaggio in bottiglia da dedicare al Bardolino prodotto da Matlde Poggi nella sua Azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese. Dal giorno della visita (vedi) l'ho più volte gustato, accompagnandolo a varie pietanze e discutendone a tavola con amici ...di-vini. E si è via via sempre più confermata l'impressione iniziale: un vino grande per la tavola quotidiana, di equilibrio, sostanza, carattere. Un vino ben netto, dove c'è tutto il nerbo e l'espressione fresca, vivace e giovane della Corvina della Piana di Cavaion. C'è pure la rondinella e se parlate con Matilde, lei ve la farà apparire quasi una "concessione gentile", poichè lei, se potesse, il Bardolino DOC lo farebbe soltanto con la Corvina... Meno che meno con altri vitigni permessi - internazionali compresi.
Bellissimo il colore rosso viola, che qui vedete fotografato ieri, sul far della sera, mentre dal bicchiere si spande la frutta fresca ( sì fraghe, cioè fragole... fragoline e lamponi).
L'avevo descritto come il vino della mia riconciliazione con il Bardolino e dunque, lo confermo; dopo anni in cui l'avevo abbandonato per le ragioni che mi accingo a raccontare, questo di Matilde, m'ha ridato la giusta occasione per ricredermi. Ci fu un tempo ( più o meno la fine degli anni 80) in cui fu il Bardolino a farmi superare la difficoltà di bere rosso; per una persona astemia non c'è nulla di peggio di quell' odore "vinoso... di vino" che emana dai rossi, specie se giovani. Fu il mio compagno di vita, allora, ad avvicinarmi al Bardolino che lui definiva "di nobiltà semplice" come sanno esserlo le persone che non ostentano blasoni, ma sono nobili dentro. Scusate se un po' mi commuovo, ma fan quasi 9 anni che non c'è più... E dunque lui conosceva molti vignaioli delle varie zone di produzione, sapeva cogliere nei vini le diverse sfumature di interpretazione, senza sapere che molti anni dopo sarebbe arrivata anche per quelle terre la zonazione a marcare le differenze di suoli e di caratteristiche organolettiche che ne derivano. Lui scuoteva la testa, però, di fronte a qualche bottiglia di Superiore che "ingrossava senza bisogno la figura giovane e slanciata - ma non esile - del Bardolino". Lui se ne andò ed io molti anni dopo, più esperta, mi ritrovai a festeggiare ad una cena proprio a Bardolino l'uscita delle prime bottiglie di Superiore DOCG. Insomma, sarà stato l'amore per il mio compagno, ma più che mai i vini che assaggiai quella sera mi parvero tutti oltremodo "grossi", per non dire "grossolani". Inutilmente carichi, quasi ad imitazione - ahimè caricaturale - dei cugini Valpolicella, prodotti poco più in là. Confesso, smisi di bere Bardolino tout court. Ho ripreso da qualche tempo, ritrovando in qualche prodotto una fresca identità, una misura che da tempo non c'era. "Le Fraghe" di Matilde Poggi nè è un bellissimo esempio. L'ho provato con paste estive, pesce di lago, formaggi freschi e semistagionati. S' accompagna in modo sobrio alla cucina poco elaborata che piace a me. Un vero trionfo ieri sera con un branzino al forno su letto di cipolle e pomodorini di Pachino, condito con un filo d'olio DOP Garda. Perfetto equilibrio tra la tendenza dolce ch'era prevalente nel piatto e il nerbo croccante e speziato di questo Bardolino, con lieve tono amaro di mandorla finale. C'è dentro quella semplice nobiltà di cui dicevo. Piacevole e di beva. Fresco, quasi freddo, va benissimo! Superfluo dire che Matilde Poggi non produce il Superiore DOCG e nemmeno il novello ( altra tipologia di Bardolino che pure io non capisco e sinceramente non apprezzo). I produttori si interrogano sul come togliere un po' di patina opaca che s'è formata su questa denominazione? Bene. Io non avrei dubbi sulla direzione da prendere: valorizzazione delle uve autoctone, spinta sull'immagine fresca e nobile di un vino che va bevuto giovane. Nessuna caricatura, alla ricerca di qualcosa che non c'è: Il Bardolino, se invecchia, perde smalto e amabilità. "La zonazione del Bardolino - manuale ad uso del territorio" è uno studio molto ben fatto e spingerà in questa direzione, si spera! Cari produttori di Bardolino, possibile che al di fuori della zona lacustre i pochi Bardolino proposti nei ristoranti siano tutti Superiori, tranne qualche sparuto esempio di Chiaretto? Insistete di più vivaddio, nel promuovere il vostro nobile Bardolino DOC - classico e non, tenendo magari a mente queste parole di Paolo Monelli: "pur riconoscendo che altro vino può essere interessante all'olfatto e allo sguardo, si ricorre al Bardolino quando si tratta di bere un vino fino, grazioso, di levigato colore e con un lieve fondo salato".*
*Sta in "Due parole per il Bardolino" di Luciano Bonuzzi e Giulio Liut - Storie di Vino fra la Germania e il Garda 1997
Pubblicato da M.Grazia Melegari su 17/07/08 nella Red WInes | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Medaglia d'oro nella categoria vini tranquilli (rosati IGT) al Vinitaly 2008 direi meritatissima. Questo rosato è un vero gioiello: colore brillante e delicato che sfiora il ciclamino, il viola, l'ametista ... Ampio nei profumi di fiori blu e di marasca. In bocca è proprio un inno alla perfezione: ha bella acidità ed è al contempo morbido. Sorprende anche la persistenza gustativa.
Lo produce nel Vastese ( Terra d'Oro) l'Azienda Vinicola Sergio del Casale. Il cordialissimo Sergio al VInitaly c'era sfuggito ma abbiamo avuto modo di incontrarlo durante la degustazione di vini Abruzzesi organizzata giorni fa dall' AIS di Vicenza: una panoramica molto interessante sulla produzione di Trebbiano, Montepulciano, Cerasuolo e Pecorino. Il Pecorino di Sergio del Casale mi ha colpito per una freschezza e una eleganza notevoli. Sono corsa ad assaggiare non solo i vini premiati quest'anno... Ben tre! ma pure gli altri (tra i bianchi pure pressochè sconosciuta la Cococciola... rustica e profumata). Questo produttore merita non solo premi per vini molto ben fatti, interessanti e onestissimi nel prezzo, ma pure perchè propone un'immagine autentica del lavoro d'azienda a carattere familiare. Auguri Signor Sergio, a Lei e famiglia di essere conosciuti e apprezzati: rimanete sempre cordiali e autentici come ora, però!
Sergio Del Casale Azienda VInicola - Contrada S. Biagio, 35 - 66054 Vasto (Ch) tel. +39 0873 -364697
mail: info@delcasalesergio.com
Pubblicato da M.Grazia Melegari su 18/04/08 nella Rosé WInes | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Confesso, e da appassionata un po' mi costa, io non amo molto il Merlot. Molti esempi notevoli si sono avvicinati al mio naso e al mio palato, ma finisco sempre col trovare un che di "grosso" nel merlot italiano e ben raramente quella sottile eleganza che mi aspetterei da produttori anche pregevoli. (Merlot d'Italia ed. 2007)
Di fronte al Merlot rosato Kotzner 2007 prodotto da Armin Kobler, però, mi devo inchinare. Lo trae dall' vigneto Kretzer, posto su terreno sabbioso e argilloso, in comune di Magrè (Bz). In questo nostro incontro al Vinitaly 2008, Armin offre all'assaggio di questo, come di tutti i suoi vini, le prove da acciaio e da botte non ancora commercializzate in bottiglia.
Kretzer, un rosato giovanissimo che mostra già... i muscoli. Ci aggiriamo sui 15%. Allo sguardo si offre lo splendido e brillante colore ammarascato. Bellissimo il profumo, che mi ricorda soprattutto il lampone. E in bocca? C'è qui sottile ed elegante la vena ebacea del merlot, ma arricchita dalla fragranza del frutto e sostenuta da una buona persistenza e una audace freschezza. Un rosato che per lo stile s'avvicina ai rossi (fermentazione in acciaio e poi matura in barrique non nuove sulle fecce fini). Io l'ho trovato sorprendente: da immaginare non certo come una semplice aperitivo ma come vino di buona compagnia per tutto un pasto in cui compaiano anche carni rosse proposte in modo semplice ( un roast-beef, per esempio).
Un rosato splendido che esprime anche lo stile complessivo dell' azienda familiare che a partire dal 2006 ha iniziato a produrre in proprio da una piccola parte dei vigneti di proprietà, con risultati eccellenti: superlativi mi sono apparsi anche il Gewurztraminer Feld e il Pinot Grigio Klausner ( anche qui i nomi prendono vita, come i vini, dai terreni diversi)
Appuntatevi questo Merlot rosato nel carnet degli imperdibili. Un vitigno il cui frutto è vinificato in purezza con la cura e l'attenzione di produttori come Armin insegna molto, anche in questa versione rosé, coraggiosamente varietale e corposa. A voler fare un parallelo visivo nel mondo dell'arte... Ha l'eleganza e i muscoli di una pensosa gioventù come nel David di Michelangelo, senza voler esser per forza un campione di body building...Prosit!
Qui un mio scritto precedente per conoscere meglio Armin Kobler...
weinhof KOBLER - Strada del Vino 36 - 39040 Magrè (Bz) Tel. +39-0471-809079 -
e-mail: info@kobler-margreid.com
Pubblicato da M.Grazia Melegari su 17/04/08 nella Rosé WInes | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Quando si dice: "la classe non è acqua"...ma vino! L'incontro con Agostino Rizzardi e i vini dell' azienda è all' insegna del piacevole conversare sull' immagine e la nuova fortuna del Bardolino. Si sente nel suo eloquio la storia nobiliare della famiglia che unì due rami dei Conti proprietari di vigne e cantine situate in Bardolino ( Conti Guerrieri) e in Pojega di Negrar (Conti Rizzardi). Ora, la moderna azienda ha vigneti per circa 110 ettari oltre che in quelle zone, anche nella zona di Soave e della Valadige. I terreni del destinati alla produzione del Bardolino si estendono sui declivi prospicenti il Lago di Garda, nella zona classica nei comuni di Cavaion e Bardolino. Spera molto, Agostino Rizzardi nella rinascita del Bardolino. "Sono terre non adatte ai vitigni internazionali, ma a vini fruttati e meno corposi e in cui bisogna credere, per farli". A credere poco nella fortuna del Bardolino e del Chiaretto sono stati per lungo tempo gli stessi produttori. Le cose stanno cambiando, mi dice. Il Bardolino lo stanno riscoprendo soprattutto i mercati esteri e italiani più progressisti (Milano - New York). Si riscopre la piacevolezza di vini fruttati e meno corposi degli "internazionali", con i quali accompagnare il pasto quotidiano. Il Chiaretto - aggiunge il Dott. Rizzardi - è la massima espressione di quel terreno gardesano, fatto di sabbia e argilla. Il suo Chiaretto Bardolino Classico DOC 2007 ha una nuova veste: una splendida etichetta nera e lucida su cui spicca a ritaglio lo stemma di famiglia. Il vino rosa intenso colora gli spazi vuoti e la dicitura in maiuscolo: CHIARETTO. Idea a mio parere vincente per proporre un vino giovane a un pubblico giovane: 70% Corvina e poi Rondinella, Molinara, Negrara . E' Fresco, piacevole e sapido, con il brio sostenuto da un pizzico di Sangiovese.
Che scoperta, poi il ROSA ROSAE! Che sarebbe simile al primo, se a Corvina (65%) Rondinella(20%) e Sangiovese (20%) non s'unisse il Marcobona, vitigno a bacca bianca, introdotto da Carlo Rizzardi e chiamato con il nome del viiticoltore che ne curava la vigna. Quest'uva integra le note classiche del chiaretto: acidità, freschi profumi rossi con un finale di ciliegia sugosa, con la vena speziata di pepe (rosa, appunto). Delizioso con riso e paste fredde estive, con piatti speziati, con formaggi freschi.
Guardate attentamente l'etichetta di questo ROSA ROSAE: vi farete attrarre dal nome ( la declinazione latina) dall' emblema (la rosa damascena ritratta da Leonardo da Vinci in uno "Studio di fiori e piante") e dal motto che scorre attorno: "Come l' sol fa la rosa quando aperta/Tanto divien quant'ella ha di possanza"). Versi di Dante, nel canto XXII del Paradiso, dove si descrive il Cielo di Saturno, quello degli "spiriti contemplativi". Aprite dunque una bottiglia di Rosa Rosae in una notte di maggio e contemplate il cielo..
Guerrieri - Rizzardi Azienda Agricola - Via Verdi 4 - 37011 Bardolino - tel. +39 045 7210028-
Ogni mercoledì alle 17.00 è aperto l'antico Orto Guerrieri, prospicente il Palazzo nobiliare che si trova nel centro storico di Bardolino e si possono degustare i vini dell' Azienda (tel. + 39 045 - 6210409 )
Pubblicato da M.Grazia Melegari su 17/04/08 nella Rosé WInes | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Il rosato Grayasusi si produce in un lembo della terra calabra ricco di storia: a Strongoli (Crotone), l'antico insediamento di Petelia, nella Magna Grecia. Siamo a due chilometri dal Mare Ionio e lì, tra oliveti e agrumeti, crescono le vigne di Gaglioppo dell' Azienda di Roberto Ceraudo, che nella conduzione è coadiuvato dai figli Susi e Giuseppe.
Ho incontrato Susy durante la scorsa edizione di Tutti i colori del Bianco a Monteforte d'Alpone. Aveva portato con sè l'Imyr, uno Chardonnay del quale avevo riconosciuto la particolare freschezza di stile, pur se aveva "fatto barrique", ma aggiungendo che... avrei volentieri assaggiato anche i rossi. Non pensavo ai rosati, allora. Li avevo lasciati, come tanti pur preparati consumatori, nell' anticamera del cervello, in una sorta di non luogo.
La rivedo con piacere, Susy, giovane donna solare e intraprendente, e ci sediamo a chiacchierare come si fa con persone care, di fronte ai due esempi del Gaglioppo in rosa. E' il vitigno conosciuto dai Greci e di cui scrive Plinio e che Roberto Ceraudo e i figli coltivano convinti che proprio il rosato ne sia la più nobile e complessa espressione.
Non si può dar loro torto: i due Grayasusi hanno nuance di colore rosa carico, molto profonde e di diversa intensità: l'etichettà rame denota il rosato fermentato in acciaio, che ti regala frutto di ribes, freschezza, una pienezza e sapidità intriganti; l'etichetta argento avvolge invece il vino più maturo, più intenso nel colore, ma anche al naso e in bocca: passa in barrique, ma del legno non vi sono tracce invadenti; pensate al profumo e al sapore del sugo di ciliegia leggermente cotta. Non di confettura. Il frutto si fa più complesso, la trama più corposa e rotonda. Quasi un rosso, per i suoi 14,5% vol, per la persistenza olfattiva e gustativa. Invece è un rosato e di quelli di vaglia: da mettere molto fresco su una tavola estiva dove vi siano piatti un po' piccanti come una caponata di verdure, pizze rustiche con le alici, formaggi pecorini semistagionati. In vini come questi sentirete aria di mare, e raccontare la lunga storia di quelle terre che ve lo donano. In quei luoghi vi sono ancora discendenti di antichi popoli d'origine albanese. "Imyr" significa bello, "Grayasusi" significa donna Susi in Arbresch ( lingua che fonde albanese e greco) . I vini di Susi e famiglia sono davvero un limpido omaggio alla storia. I due rosati da provare per convincersi che su questo tema l'Italia ha stoffa da vendere..
Az. Agrituristica Roberto Ceraudo C.da Dattilo - 88816 Marina di Strongoli (Kr) tel:+39 0962 -865613mail: info@dattilo.it
Pubblicato da M.Grazia Melegari su 17/04/08 nella Rosé WInes | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)
E' un "semplice" vino da tavola (VdT) questo Tamurro Nero, tratto dall'omonimo vitigno autoctono che non è ancora iscritto al Registro dei vitigni autoctoni e delle antiche varietà.
Incontro Leonardo Pietrafesa mentre la grande fiera del Vinitaly 2008 sta per chiudere. Le vigne sono alle pendici del Vulture e di questo "piccolo vino" se ne fan solo 5.000 bottiglie.
Mi racconta del nome "Tamurro": sta per tamburo, poichè la buccia di quegli acini è tesa e croccante come la pelle di un tamburo.
E batte davvero più d'un colpo questo vino:
colpo agli occhi: colorato denso e profondo
colpo alle narici: leggera frutta matura e una vena amara e minerale di carbone, liquerizia
colpo in bocca: i profumi freschi e minerali ritornano e si arricchiscono di una nota dolce, di tannini vellutati. Indimenticabile, se, come ultimo vino degustato, t'accompagna come un' eco in bocca per più di mezz'ora. L'equilibrio è assoluto, il corpo pieno e maturo, senza che l' affinarsi in legno l' abbia appesantito e gli abbia tolto la vena fresca e sapida. Sembra un vino fatto apposta per questi versi di Leonardo Sinisgalli, poeta lucano:
"Io tornerò vivo sotto le tue piogge rosse, tornerò senza colpe a battere il tamburo, a legare il mulo alla porta,a raccogliere le lumache negli orti. Vedrò fumare le stoppie, le sterpaglie, le fosse, udrò il merlo cantare sotto i tetti ..."
Vino bello: come quelle terre che si intravvedono nella brochure aziendale e su cui crescono difficili viti. Altitudine oltre i 400 m. Esposizione a sud di mezzo ettaro. Piccolo vino, ma grande. Vale il costo e, ne son quasi certa, il viaggio.
Tenuta Le Querce s.r.l. Via Appia 123 - 85100 Potenza tel.+39 0971470709 - tenutelequerce@tin.it
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